Marcocamandona.com - Broad Peak e Nanga Parbat 2022
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Broad Peak e Nanga Parbat

"The way for the K2… la montagna impossibile”,
partiti dalla piccola Valle d’Aosta l’8 giugno gli alpinisti rientrano in patria il 6 agosto dopo 2 mesi intensi ma ricchi di successi. Hanno raggiunto la vetta di Nanga Parbat, Broad Peak e K2 centrando tutti gli obbiettivi della spedizione sugli "ottomila” del Pakistan, grazie ad uno straordinario "team effort” che va addirittura al di là della stessa performance alpinistica, naturalmente senza fare ricorso all’ossigeno supplementare.
Salendo Nanga Parbat (8.126 m.) e Broad Peak (8.047 m.), il veterano Marco Camandona (GA della Società Guide di Valgrisenche) ha firmato l’undicesimo e il dodicesimo ottomila della sua carriera. Pietro Picco (GA della Società Guide di Courmayeur) porta a casa tutte e tre le vette: Nanga Parbat, Broad Peak e K2 (8.611 m.), per altezza rispettivamente la nona, la dodicesima e la seconda montagna della Terra. François Cazzanelli (GA della Società Guide del Cervino) e il venticinquenne Jerome Perruquet (Aspirante Guida e membro della Società Guide del Cervino) "firmano” Nanga Parbat e K2. Emrik Favre (GA della Società Guide di Ayas) e Roger Bovard (GA della Società Guide di Valgrisenche) sono loro pure summiters del Nanga Parbat, Roger tra l’altro al suo... esordio sugli ottomila.
La coppia Cazzanelli-Picco mette a segno un altro primato, realizzato proprio ad inizio spedizione: l’apertura di una nuova via sul Nanga Parbat che i due hanno chiamato "Valle d’Aosta Express”, in onore della regione e dell’Unione delle Guide Valdostane. La via si sviluppa dapprima su un seracco verticale alla base del Nanga, per proseguire su pendii nevosi sempre più ripidi. La parte finale - tecnicamente la più difficile - è caratterizzata da lunghezze di misto che portano in cresta a 6000 metri, fino al punto di congiunzione con la via Kinshofer (la Normale della montagna), per un totale di 1800 metri di salita dal campo base. Nanga Parbat, Broad Peak e K2 sono quindi le tre "perle” della spedizione "Made in VdA”: una collana che ha richiesto grandissimo impegno, determinazione, sacrifici ed elasticità, a causa di cambiamenti repentini del meteo e di situazioni estemporanee, alle quali fare fronte con rapidità e spirito di adattamento. Come nel caso di Cazzanelli che - a quota ottomila su Broad Peak - si è fermato allo scopo di attivare i soccorsi per l’incidente di un alpinista britannico (precipitato e deceduto), decidendo poi di tornare indietro, abbandonando il tentativo di vetta. Da parte sua, Emrik Favre ha dovuto lasciare il campo base e rientrare anzitempo in Italia (rinunciando così al sogno del K2), a causa di una bronchite che lo ha colto dopo il successo sul Nanga Parbat.
Oltre alle performances sui tre giganti pakistani (K2 e Broad Peak si trovano nel K2, il Nanga Parbat trovandosi a sud dell’Indo appartiene all’Himalaya), la spedizione valdostana ha registrato risultati significativi già nella fase di acclimatamento. Come la salita - che non faceva parte del piano originale - al Ganalo Peak (metri 6608 metri), una cima secondaria del Nanga Parbat, raggiunta in stile alpino, senza alcun tipo di informazione preventiva sulla montagna, con un bivacco a seimila metri e difficoltà tipiche delle più belle creste di neve e ghiaccio delle Alpi.

Unito da grande affiatamento, il gruppo delle Guide della Valle d’Aosta ha coinvolto nel programma un gruppo di trekkers che - guidati da Roger Bovard - hanno raggiunto il campo base del K2. Come dice il nome dato alla spedizione stessa, la seconda vetta del pianeta rappresentava la missione principale dell’intero progetto. È stata raggiunta giovedì 28 luglio da Cazzanelli, Picco e Perruquet, quasi esattamente ventidue anni dopo Abele Blanc e lo stesso Camandona, che raggiunsero la vetta nel tardo pomeriggio del 29 luglio del 2000, al termine di una spedizione d’altri tempi, con condizioni meteo e della montagna difficilissime.

 

 

Marco Camandona, sposato con la sua compagna di vita Barbara, vive e risiede in Valle d'Aosta.
Alpinista di fama internazionale, guida alpina e maestro di sci alpino, Marco è allenatore federale di scialpinismo e direttore tecnico, da oltre 20 anni, di una delle più grandi manifestazioni sportive Valdostane, il "Millet Tour du Rutor Extrême" gara internazionale di scialpinismo a tappe. Inoltre è presidente de La Grande Course, circuito internazionale di scialpinismo che racchiude le 6 più grandi gare di scialpinismo al mondo ed è membro del Soccorso Alpino della Valle d'Aosta.

È salito sulle vie più impegnative delle Alpi, dal Monte Bianco alle Dolomiti, aprendo vie nuove in Himalaya, dal 1996 ad oggi, ha preso parte a più di trenta spedizioni alpinistiche e ha intrapreso viaggi d'avventura in tutto il mondo, salendo sulle cinque montagne più alte di ogni continente. È stato tra i pochi eletti ad aver salito le tre montagne più alte del mondo: l'Everest (8.848 m.) il K2 (8.610 m.) e il Kangchenjunga (8.586 m.). Inoltre, ha salito la terribile Annapurna (8.091 m.). Nel 2022, partecipando alla spedizione Valdostana "The way for the K2… la montagna impossibile" in Pakistan, ha centrato l'obiettivo di scalare, senza l'ausilio di ossigeno, il Nanga Parbat (8126m) e il Broad Peak (8.047m.).
Il 21 luglio, col progetto "The beautiful mountain”, ha scalato il Gasherbrum II (8.035 m.) e il 28 luglio 2024 il Gasherbrum I (8.068 m.). Con lui, in vetta, l’amico e cognato Dante Luboz, con il quale ha realizzato il suo sogno chiamato 14x8000 m. senza ossigeno supplementare.
Marco entra di fatto nel nella storia dell‘alpinismo accanto agli altri alpinisti italiani che hanno raggiunto tutti i 14 ottomila senza ossigeno supplementare: Reinhold Messner tra il 1970 e il 1986, Sergio Martini tra il 1983 ed il 2000, Silvio ‘Gnaro’ Mondinelli tra il 1993 ed il 2007, Abele Blanc tra il 1992 ed il 2011 (eccezion fatta per il Kangchenjunga), in quanto partecipò all’operazione di soccorso dell’amico Benoit Chamoux scomparso quando era nell’ultimo tratto in salita assieme al fotografo Pierre Royer), Mario Panzeri tra il 1988 ed il 2012, Nives Meroi (unica donna italiana) e Romano Benet tra il 1998 e il 2017.

Marco è il Ventesimo Uomo al Mondo ad aver salito tutti i 14 8000 senza ausilio dell’ossigeno.


Dal 2015 si è dedicato a un progetto umanitario in Nepal creando, insieme a sua moglie e a un gruppo di amici, la Onlus "Sanonani", che in Nepalese significa "piccolo bambino". Il progetto è rivolto ai bimbi soli e alle famiglie che non possono dare sostentamento a figli numerosi, con l'intento di creare una vera e propria casa famiglia, dove poter trovare un pasto caldo, un letto, l'istruzione e tutto il sostegno necessario. Ad oggi l'orfanotrofio ospita 25 bambini, dai 6 ai 17 anni, e lo staff è composto da 8 persone nepalesi.